Coronavirus: si troverà una cura?

Nel mese di dicembre è arrivato un virus chiamato “Corona Virus”. Sembra essere partito dalla cittadina di Wuhan, che si trova in Cina. Ha causato ben 106 morti e 4000 persone sono state colpite da questo virus, ed il numero purtroppo continua ad aumentare ogni giorno. Dalle testimonianze di alcune di alcune persone il virus sembra essere partito dalla carne di serpente; si racconta anche che un serpente abbia mangiato un pipistrello, quindi dalla fusione di questi due animali è nato il virus che ora contagia varie persone. Sono stati bloccati tutti i voli e i carichi pieni di carne, tra cui alcuni trovati infett. Si sarebbe parlato anche di un caso a Bari ma per fortuna è stato solo un falso allarme. Tutti gli scienziati cinesi, si stanno mettendo all’opera per trovare una soluzione ma per ora il virus continua ad espandersi. Oltre ad aver colpito la Cina, ha colpito la Germania, la Thailandia, gli Stati Uniti, l’Australia, il Giappone, Malesia, la Francia e la Corea del Sud.

 

 Spedicati Francesca 2A

DI GENERE SI MUORE

 

Il tema della violenza sulle donne è drammaticamente e prepotentemente entrato nella nostra quotidianità. I dati di questo fenomeno in Italia sono allarmanti. Molti sono gli interrogativi ma più di tutto si deve comprendere il ruolo che la donna ha rivestito nella nostra società nel corso dei secoli e dei decenni.

Tutto ha inizio con il “maschilismo”, un atteggiamento basato sulla superiorità presunta dell’uomo nei confronti della donna, che ha origini patriarcali. Infatti l’uomo tendeva a imporre la propria volontà fin dalla nascita delle prime comunità, dove le decisioni importanti spettavano all’uomo, lasciando alla donna ruoli di secondaria importanza e facendola così apparire come un essere inferiore. Col passare dei secoli le donne pian piano sono riuscite, attraverso lotte e sofferenze, a conquistare quei diritti e quella dignità che le pone sullo stesso piano degli uomini per quello che riguarda il lavoro e la vita sociale. Questa forma arcaica di maschilismo ancora oggi purtroppo non è del tutto scomparsa, infatti basta accendere la TV e apprendere dalle cronache quotidiane di maltrattamenti e abusi sulle donne, fino ad arrivare al gesto estremo del “femminicidio”. Diventa difficile, infatti, comprendere come l’uomo possa riversare la sua rabbia, le sue frustrazioni su chi gli è più vicino. Alcuni atteggiamenti maschilisti vengono imposti ai ragazzi fin dalla fanciullezza quando viene insegnato loro che i maschi non devono piangere per il dolore e devono essere forti fisicamente mentre alle bambine sin da piccole viene insegnato a giocare con le bambole come se avessero dei piccoli da accudire e quindi è l’atteggiamento patriarcale che riemerge. Per fare in modo che l’uomo non consideri la donna come una sua esclusiva proprietà o un trofeo vinto o perso, dovrebbero riflettere sul fatto che una donna li ha generati e li ha cresciuti dando loro cura e amore, lo stesso amore che oggi ognuno di loro dovrebbe riversare su ogni donna, apprezzandola come madre, moglie, collega e diventando loro complice non carnefice. Siamo una generazione molto complicata che non riesce a progredire in questo campo, però c’è una speranza e cioè che l’intelligenza che ci contraddistingue possa avere il sopravvento sull’ incomprensione e l’egoismo che spesso cercano di prevalere. Noi donne non siamo superiori a nessuno, non siamo migliori, non siamo più sensibili o più brave ad ascoltare, abbiamo limiti e talenti, come tutti e soprattutto come “persone”, non come categoria. Commovente il discorso di Rula Jebreal contro il femminicidio che ricorda al pubblico del Festival di Sanremo 2020, con un toccante monologo, numeri e fatti che attestano le gravi discriminazioni e violenze subite dalle donne nel nostro Paese. E un grido alla fine si leva prepotente: “Mai più donne vittime! Lasciateci essere quelle che siamo”.

 

Colucci Chiara e Longo Mariam

classe 1^B

Paura di andare a scuola

Chi dice che il bullismo si veda solo nei film per ragazzi si sbaglia, perché anche nella vita reale si verificano episodi di violenza fra pari, soprattutto nelle scuole, tanto che può venire in mente, per non andarci, di improvvisare di essere vittima di un rapimento. E’ quello che ha pensato di fare un ragazzino di una città del Nord Italia che, dopo essere uscito regolarmente da casa per recarsi a scuola, ha telefonato alla sorella per avvisare di essere stato rapito. Allertata immediatamente la polizia, la vicenda si è velocemente conclusa con il ritrovamento del ragazzo e la sua “confessione”: paura di andare a scuola ma non della  scuola in sé, non dei professori e delle verifiche, bensì della scuola in quanto teatro di atti di bullismo fisico e psicologico nei suoi confronti e dei quali aveva paura di parlare per le conseguenze che ne sarebbero potute derivare.

Ma qual è la ragione di tanta violenza? Voglia di essere ammirati? Paura di essere emarginati? Ma si può essere ammirati perché violenti? E ancora, perché sfogare le proprie frustrazioni su un compagno che non ha alcuna responsabilità?

Ciò su cui si dovrebbe riflettere è anche la tipologia delle vittime, che non vengono scelte a caso ma con un criterio: quello della debolezza o presunta tale, perché si arriva al paradosso di “bullizzare” chi studia troppo o chi non partecipa alla vita di classe come gli altri, oppure chi rispetta le regole della scuola, ma quella che viene scambiata per debolezza è semplice timidezza o riservatezza, e non ne sono sinonimi.

Si tratta di una vera e propria visione distorta della realtà per cui, chi si comporta in maniera corretta viene bollato come “sfigato” e fatto oggetto di scherno, isolato ed emarginato come se avesse colpe terribili, mentre chi ha veramente delle colpe si pone come modello da imitare.

Ma perché questi ragazzi non trovano il coraggio di confessare e rendere pubblico il proprio disagio? Questo potrebbe aiutare non solo loro stessi ma porre un ostacolo ai bulli, la cui violenza si nutre proprio del silenzio delle loro vittime; e chi, vedendo un atto di bullismo, rimane indifferente e non lo denuncia , non è meno colpevole perché diventa involontariamente complice.

Bisogna avere il coraggio delle proprie idee, non avere paura di esporsi alimentando, in questo modo, atteggiamenti sbagliati che generano falsi miti.

La scuola è una palestra di vita ed è dalle nostre aule che il cambiamento può e deve partire.

Gli alunni della I B

Cambiamenti climatici in Puglia e Basilicata: scuole chiuse

Il giorno 12 novembre, dopo le ore 18.00 è arrivato un allarme da parte della Protezione Civile su possibili rovesci di pioggia dovuti al forte maltempo che stava investendo la nostra regione e la Basilicata, con forti disagi causati da possibili smottamenti e allagamenti, con blocco della circolazione stradale e quindi lanciando un’allerta arancione di elevata criticità per rischio idrogeologico, costringendo le Amministrazioni Locali a chiudere le scuole a Lecce, Brindisi, Taranto, Matera e nelle rispettive province.

In questi giorni si è potuto assistere quindi, ad eventi estremi, che hanno sorpreso la Cittadinanza; nessuno si sarebbe mai aspettato che il maltempo si abbattesse con tanta violenza sulla nostra regione e sulla vicina Basilicata tanto da rendere le strade fiumi impraticabili.

A Gallipoli si è assistito ad uno scenario apocalittico: il mare è entrato dirompente sulla terra ferma, causando ingenti danni anche ad un noto ristorante che risulta completamente distrutto, mentre a Lecce si sono registrati solo intensi rovesci.

Anche la Basilicata, colpita dal maltempo, ha dovuto affrontare la violenza delle piogge e del vento, trovandosi, ad esempio, ad affrontare lo sradicamento degli alberi, o registrando violenti allagamenti a Matera dove la situazione è divenuta talmente critica da far rilevare forti danni al suo Patrimonio Storico.

Purtroppo la violenza delle perturbazioni che scaricano la loro forza nel modo descritto è causata dal mutamento climatico, che gli scienziati attribuiscono alle emissioni di gas serra nell’ atmosfera, tanto che gli stessi lanciano un forte grido d’allarme ai Governi del Mondo, affinché tali emissioni si riducano drasticamente, altrimenti in un arco di tempo inferiore alle aspettative, ci ritroveremo senza un Pianeta su cui abitare.

L’esempio concreto di cosa potrebbe accadere, è quello riportato in foto, dove si possono vedere molte zone dell’Italia meridionale inondate dalle acque del Mare

II C

Venezia sommersa, Greta avevi ragione!

Venezia: come ben si sa la Serenissima nelle ultime ore sta lottando per rimanere a galla. Ormai la città ha superato il momento critico in cui l’acqua ha raggiunto i 187 cm di altezza, anche se giovedì scorso c’è stata una nuova mareggiata con un picco di110 cm. Ma questa non è l’unica notizia che preoccupa la città, infatti l’UNESCO ha dichiarato che Venezia rischia di essere rimossa dalla lista dei patrimoni dell’umanità di cui fa parte. In effetti i danni subiti dai monumenti e dagli edifici potrebbero non essere indifferenti: infatti l’acqua potrebbe aver corroso gli edifici e l’ecosistema marino potrebbe essere compromesso, senza contare che alcuni microrganismi marini potrebbero rovinare le strutture di legno della Serenissima.

Il riscaldamento globale è la causa degli eventi di Venezia, infatti la città è stata colpita proprio dall’innalzamento del livello del mare, uno dei sintomi della malattia di questa Terra che sembra ormai destinata ad una fine in breve tempo.

Ma siamo noi a decidere di salvare il destino della Terra e della specie umana. Come? Evitando l’inquinamento nel nostro piccolo, proprio come suggerito dalla giovane attivista Greta Thunbergh.

 

Pareo Lorenzo II C

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